Oltre il silenzio della memoria: a Firenze il punto su diagnosi e cura dell’Alzheimer

Oltre il silenzio della memoria: a Firenze il punto su diagnosi e cura dell’Alzheimer

Oltre il silenzio della memoria: a Firenze il punto su diagnosi e cura dell’Alzheimer

Nel Mese mondiale dell’Alzheimer, al Meyer Health Campus istituzioni, clinici e associazioni si sono confrontati su un tema che è insieme sanitario, sociale e familiare.

Si è svolto il 29 settembre 2026 a Firenze, al Meyer Health Campus, il convegno “Oltre il silenzio della memoria: nuove frontiere nella diagnosi e cura dell’Alzheimer” , promosso da Regione Toscana, Solidarietà Demenza, AIMA Firenze e Airalzh.

Una sfida scientifica, sanitaria e sociale

A introdurre i lavori è stata l’Assessora regionale Monia Monni, che ha definito l’Alzheimer una sfida scientifica, ma anche sanitaria e sociale. L’aumento dell’aspettativa di vita rende sempre più necessario prendersi cura di chi riceve questa diagnosi, e riconoscere la malattia in modo tempestivo resta il punto di partenza. La Toscana ha rafforzato i percorsi che vanno dalla diagnosi precoce alla cura, puntando su strumenti diagnostici più sofisticati e sulla formazione degli operatori, per una presa in carico “a 360°”. Centrale il ruolo delle case di comunità e della rete che accompagna le persone fragili, per sostenere il paziente e il caregiver e prevenire l’isolamento.

I fondi europei FSE sono stati ripartiti per migliorare i percorsi sanitari, per i contributi all’assistenza familiare, per un centro di ascolto dedicato ai caregiver e per un programma di formazione degli operatori sociosanitari. È stato ricordato anche che ridurre i fattori di rischio può far calare in modo significativo la percentuale di persone colpite da demenza, con benefici anche sulla spesa, oggi in gran parte a carico delle famiglie.

Dal piano nazionale alla Toscana

Il nuovo Piano Nazionale Demenze 2027-2031, siglato l’8 settembre 2026, segue le direttive OMS e i piani di altri 12 Paesi. Esempio assoluto è la Francia, che ha stanziato 1,6 miliardi di euro e varato gli interventi direttamente a livello di governo, non del solo ministero della Salute, avendo compreso che si tratta di una malattia sociale, con investimenti su centri diurni, medici e personale sanitario.

Il Piano italiano si articola in 7 aree di azione, dalla demenza come priorità di sanità pubblica al supporto ai caregiver, dalla riduzione del rischio alla ricerca, e conta 43 obiettivi, 58 azioni (30 allineate ai target OMS) e 64 indicatori. Tra i principi trasversali: diritti umani, empowerment delle persone e delle famiglie, equità e copertura universale dell’assistenza sanitaria e sociale.

In Toscana il Fondo Alzheimer e Demenze 2024-2026 si sviluppa in cinque linee strategiche, dalla diagnosi precoce del disturbo neurocognitivo lieve (MCI) alla telemedicina e alla teleriabilitazione, fino ai trattamenti psicoeducazionali e psicosociali in tutti i contesti di vita. Sul fronte della diagnosi tempestiva, sono previsti incontri con i medici di medicina generale, un evento formativo obbligatorio nel primo semestre 2027, nuovi incarichi per neuropsicologi e il potenziamento dei Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD). A Lucca è in progetto un Team Cognitivo Multidisciplinare per intervenire rapidamente nelle fasi di scompenso ed evitare, dove possibile, l’accesso al Pronto Soccorso.

I numeri e i servizi sul territorio

Secondo una stima non ufficiale dell’AUSL Toscana Centro, nel suo territorio vivono circa 35.500 persone con demenza e circa 28.000 con MCI; i residenti over 75 sono 198.896, il 12,4% della popolazione.

Tra le esperienze illustrate c’è GIROT (Gruppo Intervento Rapido Ospedale Territorio): équipe mobili di geriatra o internista e infermiere di famiglia che portano l’ospedalizzazione a domicilio per anziani con disabilità motoria e/o cognitiva. Nato a Firenze durante la pandemia, il modello ha ridotto i ricoveri senza aumentare la letalità.

Per le famiglie fiorentine ci sono poi i buoni servizio “Restare a casa” : assistenza domiciliare, psicologo, educatore, fisioterapista, Atelier Alzheimer, attività fisica adattata e fino a 30 giorni di RSA di sollievo. 

La “zona grigia”

Il professor Enrico Benvenuti ha invitato a non limitarsi al resoconto di quanto si fa, ma a interrogarsi sulla zona grigia: i centri sono abbastanza? La prima diagnosi resta responsabilità del medico curante, mentre servono più dipartimenti di neuropsicologia e più psicologi, oggi insufficienti rispetto alle esigenze. 

Resta aperto anche il tema dei farmaci: Donanemab e Lecanemab sono a carico del paziente e, solo in rari casi e non in tutte le regioni (in Toscana sì), il Donanemab può essere somministrato gratuitamente in presenza di altre patologie. In Europa manca ancora uniformità.

Il messaggio finale è che servono politiche coordinate, una rete integrata, linee guida appropriate e il supporto delle associazioni, perché, come è stato ricordato, “molto ricade sulle famiglie”.

Gioietta Lucaccini

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