Un nuovo modo di vivere e vedere la disabilità

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II° DISABILITY PRIDE TOSCANA

Un grottesco gruppo di persone con e senza disabilità sfila al Disability Pride Toscana 2026 di Livorno

L'ANGOLO DI BARBARA

Aperta una nuova sezione del sito a cura della nostra amica Barbara Costanzo, che coi suoi articoli ci terrà informati su aspetti della disabilità legati alla legislazione, alla politica, all’attualità e a molto altro ancora

#UnaRivoluzioneCulturale

Manifestanti in corteo al Disability Pride Italia

Nato negli Stati Uniti nei primi anni ’90, il Disability Pride approda in Italia nel 2015 e in pochi anni invade letteralmente tutta la penisola, da nord a sud.

Lo scorso anno sono stati organizzati Disability Pride in ben otto tra le più importanti città italiane, ovvero Torino, Genova, Milano, Taranto, Padova, Roma, Bologna e Palermo, portando in strada migliaia di persone con e senza disabilità, nella convinzione che un mondo inclusivo sia l’unica alternativa possibile per un futuro migliore.

Nel 2025 Firenze, in rappresentanza di tutta la Regione, ospiterà il primo Disability Pride Toscana, che entra a far parte del Disability Pride Network, una rete informale costituita da diverse realtà organizzate e da singoli che condividono il comune obiettivo di realizzare un mondo inclusivo.

Chi siamo

Il Disability Pride Toscana è un grande evento di inclusione, solidarietà e celebrazione delle diversità.
Vogliamo contribuire a creare una regione che vuole essere un modello di inclusione e accessibilità, dove città, piazze e comunità unite possono costruire un futuro senza barriere.

La versione toscana del movimento Disability Pride, è stata promossa da Alessandro Rizzello in qualità di Presidente dell’Associazione Rete Uniti non Ultimi che, in collaborazione con altre associazioni, ne ha curato e coordinato l’organizzazione.

Il coordinatore regionale Alessandro Rizzello, in pieno accordo col gruppo organizzatore…

Mission

La nostra missione è quella di mandare un chiaro messaggio alla comunità e alle istituzioni: lotteremo affinché i nostri diritti vengano rispettati e resi esigibili in concreto! Infatti sebbene molte leggi, nazionali e sovranazionali, garantiscano la possibilità alle persone con disabilità di vivere la propria esistenza al pari di ogni altro cittadino, di fatto le innumerevoli barriere architettoniche, sensoriali, culturali, digitali e anche la notevole scarsità di risorse per l’assistenza personale, limitano la fruizione dei più basilari diritti di cittadinanza. Occorre far passare il concetto che le risorse pubbliche per farci vivere in condizioni di eguaglianza e pari libertà con le altre persone vanno aumentate di molto. Altrimenti, il nostro Paese non potrà pretendere di essere definito civile!

I nostri primari obiettivi sono…

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Disability Pride Toscana

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Evento di inclusione, solidarietà e celebrazione delle diversità dedicato a promuovere i diritti delle persone con disabilità sul territorio regionale Toscano.

3 days ago

✨ DAL DIRITTO ALLA REALTÀ: IL PROGETTO DI VITA DELLE PERSONE CON DISABILITÀ ✨📅 Quando: Venerdì 25 Settembre 2026 | Ore 9:30 – 14:00📍 Dove: Auditorium Comunale (Piazza Giovanni Paolo II), Orbetello (GR)🎟️ Ingresso: LIBERO E GRATUITO 💭Ad Orbetello, per la prima volta, i massimi esperti nazionali, le istituzioni e le migliori esperienze operative d'Italia si confronteranno sul nuovo Progetto di Vita (D.Lgs. 62/2024). Una fondamentale Tavola Rotonda di livello nazionale per capire come si trasforma un diritto scritto in una vita scelta, vera e indipendente:💡 Non si parlerà di semplici moduli burocratici, ma del diritto fondamentale di ogni persona a scegliere dove, come e con chi vivere. Un percorso concreto che va dal quadro normativo alle buone prassi operative sul territorio!🎙️ Tra i relatori e gli interventi:• Vincenzo Falabella (Pres. FISH Nazionale) – Focus sul D.Lgs. 62/2024• Avv. Laura Andrao – I nodi legali da sciogliere• Claudia Firenze (Forum Terzo Settore Toscana) – Il ruolo del Terzo Settore• Luca Terrosi (Coop. Uscita di Sicurezza) – Esperienze e pratiche locali• Testimonianze ed buone prassi nazionali da Bologna, Emilia-Romagna e Viterbo (Progetto V.I.A.)• Conclusioni affidate a Monia Monni, Assessora alle Politiche Sociali della Regione Toscana.🗣️ Il momento finale sarà aperto agli interventi del pubblico e delle associazioni!👥 All'evento potrà partecipare tutta la cittadinanza, le famiglie, gli operatori, le associazioni e le istituzioni.💪Unisciti a noi per costruire un'inclusione reale e concreta! 💙📞 Info e contatti:Fondazione La Casa di Mario ETS📱 Tel: 333 8390582✉️ Email: fondazionelacasadimario@gmail.comPromosso da Fondazione La Casa di Mario ETS e APS Oltre lo Sguardo, in compartecipazione con CESVOT e con il patrocinio della Regione Toscana, Provincia di Grosseto, Comune di Orbetello, USL Toscana Sud-Est, ANEP e Consulta Provinciale per #orbetelloi#disabilitàl#progettodivita##inclusionesocialec#terzosettoree#SogniInAzione #casadimarion#oltrelosguardo##maremmag#eventitoscana #EventiToscana ...
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3 days ago

🤟 Diritti, accessibilità, presenza. Insieme per la Settimana Internazionale delle Persone Sorde.📆Dal 21 al 27 settembre si celebra la Settimana Internazionale delle Persone Sorde, che si conclude con la Giornata Mondiale del Sordo.✒️Un’edizione particolarmente significativa: quest’anno ricorrono i 20 anni della Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità e i 75 anni della World Federation of the Deaf (WFD), fondata a Roma nel 1951.Il tema scelto dalla WFD è:👉 “Affermiamo i diritti umani delle persone sorde”Un richiamo a rendere questi diritti concreti e accessibili nella vita di ogni giorno, anche attraverso il pieno accesso alle lingue dei segni nazionali. In Italia il riconoscimento formale della LIS è arrivato nel 2021, ma il riconoscimento sulla carta non basta.L’accessibilità si misura nella quotidianità:🏫 a scuola,💼 nel mondo del lavoro,🏥 nella sanità,🏛️ nei servizi pubblici,🤝 nella vita sociale e culturale.Perché una persona sorda possa comunicare, partecipare e scegliere senza barriere e senza dover dipendere dalla buona volontà di chi ha di fronte.💙 Per la Cooperativa ELFO questo impegno dura tutto l’anno. 📌Da quasi trent’anni la Cooperativa ELFO lavora per l’inclusione delle persone sorde e ipoacusiche, attraverso azioni concrete:🏫 A scuola, con le assistenti alla comunicazione;💼 Nel lavoro, con lo sportello L.I.R.A. e il supporto a persone e imprese;🏥 Nella sanità, sviluppando percorsi e strumenti accessibili in LIS;🌐 In rete, promuovendo cultura e consapevolezza attraverso progetti come SEGNI IN RETE;🍕 Nella comunità, con eventi e iniziative come le “serate in LIS” al Circolo ARCI La Pietra.🎖La Cooperativa ELFO è presente anche negli eventi pubblici: come associazione partner del Disability Pride Toscana, ha garantito il servizio di interpretariato LIS durante l’ultima edizione, lo scorso 5 settembre a Livorno.L’inclusione non è una celebrazione di una settimana. È un impegno quotidiano. 🤟💙#SettimanaInternazionalePersoneSorde #IWDP #SignLanguage #LIS #LinguaDeiSegni #CooperativaELFO #DisabilityPrideToscana #Inclusione #Accessibilità #NienteSuDiNoiSenzaDiNoi ...
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2 weeks ago

Michela Monaco (capogruppo Lista Funaro): “Bianca, una bambina, è stata uccisa. Una tragedia che dovrebbe essere raccontata in un modo diverso, perché la disabilità non è una colpa”Questo il testo dell’intervento in aula nel consiglio comunale odierno della capogruppo di Lista Funaro Michela Monaco“Oggi vorrei dedicare qualche minuto a Bianca, perché Bianca è stata uccisa. Negli scorsi giorni abbiamo letto e ascoltato molto di quello che è accaduto a Pietralata. I genitori hanno ucciso la loro figlia di cinque anni, con una grave disabilità, e poi si sono tolti la vita. Nei biglietti che hanno lasciato hanno scritto: «Noi ci sentiamo soli». Ma c’è una cosa che mi ha colpito: il modo in cui è stata raccontata questa vicenda. Al centro, troppo spesso, c’è il tormento degli adulti. Bianca arriva dopo, come se la sua disabilità fosse la spiegazione di tutto quello che è accaduto. Perché di questa bambina non sappiamo quasi niente, a parte che fosse disabile. Non sappiamo chi fossero i suoi amichetti, quale fosse il suo colore preferito, cosa le piacesse, quale fosse il suo rapporto con la famiglia. Sappiamo soprattutto che aveva una grave disabilità.E allora io voglio esprimere un pensiero, forse un po’ controcorrente. Possiamo parlare della solitudine dei genitori, possiamo parlare dell’insufficienza dei servizi, possiamo dire che gli aiuti dello Stato sono ridicoli, perché troppo spesso lo sono. Possiamo dire che chi assiste una persona con disabilità viene troppo spesso lasciato solo. Anzi, dobbiamo dire tutte queste cose. Ma Bianca è stata uccisa. E tutto questo non può trasformare la sua disabilità nel motivo per cui la sua uccisione diventa più comprensibile. Perché la disabilità non è un’attenuante, non è una spiegazione e soprattutto non è una colpa. Bianca era una bambina. Prima di essere una bambina con disabilità, era una bambina. E aveva diritto alla sua vita.Ma Bianca, purtroppo, non è un caso isolato. Esiste una parola utilizzata proprio per descrivere un fenomeno di questo tipo: disabilicidio. Il disabilicidio è l’uccisione di una persona con disabilità quando la sua disabilità assume un ruolo determinante nel delitto o nel modo in cui quel delitto viene pensato, giustificato o raccontato. È una parola che serve anche a mettere in luce un meccanismo culturale: quello per cui la vita di una persona con disabilità rischia di essere considerata meno degna di essere vissuta e la sua morte, proprio a causa della disabilità, più comprensibile o perfino rappresentata come una liberazione.Nel 2019 una madre uccise a martellate la propria figlia con una grave disabilità. Nei racconti di quella vicenda comparve perfino l’espressione «gesto d’amore». Una madre ha ucciso sua figlia e qualcuno ha avuto il coraggio di chiamarlo gesto d’amore. Nel 2015 un padre anziano soffocò il proprio figlio tetraplegico e poi si tolse la vita. Anche in quel caso si parlò subito della paura di non riuscire più ad assisterlo, dell’età, della stanchezza e della disperazione. Nel 2025 una madre strangolò la figlia con disabilità e poi si suicidò. E ancora una volta si parlò della difficoltà, del peso, della disperazione.E allora io mi faccio una domanda e la faccio anche a voi: se togliessimo la disabilità da queste storie, le racconteremmo nello stesso modo? Se dicessimo semplicemente: una madre ha ucciso a martellate sua figlia, un padre ha soffocato suo figlio, una madre ha strangolato sua figlia, parleremmo prima di tutto della fatica di chi li ha uccisi o parleremmo delle persone che sono state uccise? Perché quando la vittima è una persona con disabilità sembra succedere qualcosa di diverso: il centro della storia rischia di spostarsi dalla persona uccisa alla sofferenza di chi l’ha uccisa. E questo dovrebbe farci riflettere molto.Queste cose io le dico perché la solitudine di cui tanto si parla io la conosco bene. Perché la solitudine non è soltanto non avere qualcuno accanto. La solitudine è anche dover chiedere continuamente aiuto e sentirsi rispondere che non rientra nelle mansioni di qualcuno. E io questa risposta l’ho ricevuta anche qui, a Palazzo Vecchio, quando ho chiesto un aiuto concreto, fisico, e mi è stato risposto: «Non rientra nelle mie mansioni». E allora io mi chiedo: ma la solidarietà ha bisogno di un mansionario? Deve essere scritta in un capitolato? Per aiutare una persona bisogna prima verificare se rientra nei propri compiti?La solitudine è anche provare a spiegare alcuni problemi concreti che riguardano le persone con disabilità. È la difficoltà di accedere alle categorie protette, alle quali non si accede automaticamente perché si è disabili, ma bisogna rispettare anche determinati requisiti economici. La solitudine è dover continuamente dimostrare di avere bisogno: dimostrare di avere bisogno di fare fisioterapia, dover tornare periodicamente dal fisiatra per farsi prescrivere nuovamente una terapia per una malattia che è cronica, avere un numero limitato di sedute quando i giorni dell’anno sono 365. La solitudine è fare continuamente domande all’INPS e non ricevere risposte. La solitudine è dover continuamente dimostrare di essere ancora disabile. Io non voglio dover spiegare ogni volta perché ho bisogno di vivere.Perché è questo il punto: io non voglio che mi venga resa più facile la morte. Voglio che mi venga resa più facile la vita. E questo lo dico anche davanti al grande e controverso tema del fine vita. È un tema complesso e delicato, che va affrontato con grande attenzione. Ma io ho paura di una società che, davanti alla sofferenza di una persona con una disabilità gravissima, come la mia — perché la mia è classificata come gravissima anche nei documenti dell’INPS — finisca troppo facilmente per pensare che la morte possa essere una risposta.Quello che desidero è poter vivere meglio. Vorrei accedere più facilmente ai contributi per abbattere le barriere architettoniche. Vorrei poter fare fisioterapia senza dover continuamente dimostrare di avere ancora una malattia cronica. Vorrei avere servizi, assistenza, possibilità di lavorare e di accedere realmente alle categorie protette. Vorrei essere ascoltata. Perché una persona con disabilità non ha bisogno che la società renda più comprensibile la sua morte. Ha bisogno di una società che renda possibile la sua vita.La mia disabilità la vedete, ma io, molto spesso, non mi sento vista. Neanche da voi. Neanche qua dentro. E allora torno a Bianca. Bianca è stata uccisa. Parliamo della solitudine delle famiglie, parliamo dei caregiver, parliamo dei servizi che non ci sono, parliamo dell’abbandono che tante famiglie e tante persone con disabilità vivono ogni giorno. Ma non facciamo mai della disabilità di una persona il motivo per cui la sua morte diventa più comprensibile. Perché la disperazione può spiegare una condizione umana, può aiutarci a comprendere come una persona sia arrivata a un punto estremo, ma non può rendere più comprensibile l’uccisione di un’altra persona.Io non voglio pietà, non voglio che vi dispiaccia per me. Voglio diritti, voglio servizi, voglio indipendenza, voglio poter vivere e soprattutto voglio essere ascoltata. Perché io sono qui, voi mi sentite, la mia carrozzina la vedete e adesso, per favore, ascoltatemi”. (fdr) ...
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