Disability Week 2026
Uguali nella diversità
Inclusione e futuro: si chiude a Firenze la Disability Week dell'Università degli Studi
Una settimana di incontri, dibattiti e riflessioni sull’accessibilità e la partecipazione delle persone con disabilità ha animato l’ateneo fiorentino. Giornata conclusiva al Museo dell’Opera del Duomo con istituzioni, accademici e aziende.
Si è conclusa ieri mattina, martedì 21 aprile, la Disability Week dell’Università di Firenze. A fare da cornice alla giornata finale gli spazi suggestivi del Museo dell’Opera del Duomo, nel cuore della città, che hanno ospitato un’intensa mattinata di confronto dedicata a uno dei nodi più urgenti del dibattito sull’inclusione: la transizione dal mondo della scuola a quello del lavoro per le persone con disabilità.
Sette giorni, dal 17 al 21 aprile, durante i quali l’ateneo ha trasformato spazi accademici e culturali in luoghi di ascolto e proposta, con un programma articolato che ha saputo intrecciare sport, cinema, politica e ricerca intorno a un filo conduttore comune: la necessità, ribadita più volte nel corso della settimana, di guardare alle potenzialità delle persone con disabilità anziché ai loro limiti.
Un avvio all'insegna dello sport e della cultura
Ad aprire la settimana, il 17 aprile, era stato il convegno inaugurale “Sportability – Lo sport che unisce”, un evento che aveva portato in sala alcune delle voci più rappresentative dello sport paralimpico italiano. Tra i protagonisti Jacopo Luchini, atleta di snowboard che ha conquistato la medaglia d’oro ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, e i danzatori di wheelchair dance sport Leila Elderiny ed Emilio Borgiacchi, capaci di dimostrare con la loro arte quanto il corpo, in tutte le sue forme, possa essere strumento di espressione e di eccellenza.
Il 20 aprile, invece, la riflessione si era spostata sul piano culturale con la proiezione, allo Spazio Alfieri, del film La vita da grandi della regista Greta Scarano, interpretato da Matilda De Angelis. Una pellicola che ha offerto al pubblico presente uno spunto narrativo potente per ragionare sul significato di autonomia, crescita e appartenenza.
Il nodo della transizione scuola-lavoro
La giornata conclusiva ha concentrato l’attenzione sul tema forse più concreto e urgente dell’intera settimana: i percorsi di inserimento lavorativo per le persone con disabilità e le buone pratiche che possono favorirne l’autonomia. L’incontro, dal titolo “Transizione scuola-lavoro. Buone prassi nel percorso di autonomia”, ha riunito intorno allo stesso tavolo istituzioni politiche, accademiche e realtà del mondo produttivo, in un confronto aperto e partecipato.
Tra le presenze più attese quella della Ministra per la Disabilità, on. Alessandra Locatelli, che ha portato la voce del governo su un tema che chiama in causa politiche nazionali, risorse e visione di lungo periodo. Accanto a lei la Rettrice dell’Università di Firenze, professoressa Alessandra Petrucci, che ha ribadito l’impegno dell’ateneo in materia di inclusione, ricordando i numerosi servizi di consulenza, orientamento, tutorato e supporto allo studio già attivi per studenti e personale con disabilità o DSA.
Ha portato il proprio contributo anche il professor Luca Fanucci, Delegato del Rettore per l’inclusione all’Università di Pisa e presidente della CNUDD — la Conferenza Nazionale Universitaria dei Delegati per la Disabilità — per il triennio 2025-2027, figura di riferimento a livello nazionale sul tema. Presenti inoltre l’assessore al welfare e al sociale Paulesu, Bernardo Berni nella veste di presidente di Una rete per l’inclusione, e molte altre personalità che da anni lavorano per costruire una società più equa e partecipativa.
A guidare il talk show con equilibrio e competenza è stata la professoressa Maria Paola Monaco, Delegata all’Inclusione e diversità dell’Università di Firenze, che ha saputo dare voce a tutte le prospettive presenti nella sala.
Dal dibattito è emerso un quadro complesso ma non privo di speranza. Se da un lato sono state riconosciute le criticità strutturali che ancora frenano una piena integrazione lavorativa delle persone con disabilità, dall’altro si è voluto mettere in luce con forza i cambiamenti già in atto e i segnali positivi che provengono da alcune realtà virtuose. Il messaggio che ha attraversato l’intera mattinata è stato chiaro: costruire percorsi di autonomia reali richiede la collaborazione di tutti — università, imprese, istituzioni e società civile — e una cultura che smetta di misurare le persone a partire da ciò che non possono fare.
Il Premio Giulia Santoni: raccontare l'inclusione
A chiudere la mattinata, in un momento di grande intensità emotiva, la cerimonia di assegnazione del Premio Giulia Santoni. Il riconoscimento porta il nome di una giovane studentessa di Infermieristica dell’Università di Firenze, scomparsa prematuramente in un incidente stradale mentre prestava servizio volontario a bordo di un’ambulanza — fino all’ultimo fedele ai valori di cura e dedizione agli altri che ne avevano segnato la vita breve e intensa.
Il premio, dedicato a chi racconta l’inclusione come principio guida delle comunità, è stato assegnato quest’anno a due giovani autori: Alessia Cassarà, studentessa di Giurisprudenza, e Tommaso Fanucci, studente di Comunicazione, i cui libri hanno contribuito ad avvicinare il grande pubblico al mondo della disabilità, restituendogli profondità, umanità e complessità.
Con questa cerimonia si è chiusa una settimana che, nelle intenzioni dell’ateneo e di chi vi ha preso parte, vuole essere non un punto di arrivo ma un punto di partenza: un momento per fare il bilancio di quanto fatto e per immaginare, con più coraggio, quanto resta ancora da costruire.

















